La pace interiore
Credo che il mondo di oggi abbia la malattia della frenesia e del nervosismo. E’ sempre più frequente incontrare persone che si alterano facilmente oppure che si rinchiudono in se stessi badando unicamente al proprio benessere e disinteressandosi completamente di chi gli sta accanto. Anzi, se incontriamo qualcuno che si trova per caso sulla via che conduce al benessere, ci si sente autorizzati a farlo spostare a tutti i costi, a toglierlo di mezzo dal nostro cammino.
Oggi c’è una fatica enorme nel saper valutare con correttezza il peso delle situazioni che viviamo. Capita spesso che si definiscano “tragedie”, malesseri o inconvenienti che sono di poco conto. La capacità di soppesare con onestà le persone e i fatti della vita sembra essersi persa. E’ evidente che questa breve e sommaria analisi ci porta a considerare che chi si comporta in questo modo, evidentemente non è in pace con se stesso. La serenità nella vita non consiste nell’assenza di prove o di fatica, ma nella capacità di saperle affrontare con lucidità e determinazione.
La pace interiore è un dono prezioso, ma non si acquista a poco prezzo. Essa necessita di un lungo cammino di formazione che porta la persona a strutturarsi in modo tale da poter vivere in questo mondo con gioia.
La tradizione cristiana è una fonte capace di dissetare questa sete di pace interiore. La Parola di Dio e i padri della chiesa ci aiutano a porre in atto gesti e atteggiamenti che ci permettono di maturare.
La pace interiore, nella visione cristiana, non è soltanto un equilibrio umano o psicologico, ma un dono che sgorga dalla grazia dello Spirito Santo, capace di trasformare profondamente l’anima. San Paolo parla della pace come uno dei frutti dello Spirito: non è un effetto collaterale, ma parte integrante della vita secondo lo Spirito (Gal 5,22‑23). Questa pace non è sognata, ma sperimentata, radicata nella comunione con Dio.
San’Agostino afferma che «Pax omnium rerum tranquillitas ordinis» — la pace di tutte le cose è la tranquillità dell’ordine. Non si tratta quindi un ordine imposto dall’esterno, ma quel giusto ordine interiore che armonizza volontà, affetti, pensieri, con Dio al centro. In questo ordine interiore, anche le difficoltà non sono escluse, ma trovano posto: sono attraversate con coraggio, trasformate dall’amore, non lasciate dominare dall’ansia o dalla paura.
San Gregorio Nazianzeno invita la Chiesa a non separarsi frettolosamente da quanti sembrano sbagliare, ma a cercare la comunione e la riconciliazione. Riconosce che la pace ecclesiale si lega alla pace interiore, alla capacità personale di vivere in unità di spirito. Accogliere questa pace significa lasciarsi trasformare dallo Spirito, permettere che Cristo governi il cuore, in modo che nasca in noi quella serenità che (“non come la dà il mondo”) rimane salda anche quando tutto intorno è turbolento.
Coltivare la pace interiore richiede passi concreti: pratiche spirituali, atteggiamenti morali, apertura alla grazia. I Padri della Chiesa ci offrono non solo insegnamenti dottrinari, ma esempi e percorsi concreti per crescere.
San’Agostino ci invita a compiere il cammino verso sé stessi, a fuggire almeno mentalmente dal rumore. La riscoperta del silenzio è fondamentale: nel silenzio l’anima può riconoscere i suoi turbamenti, purificarli, ascoltare la voce di Dio, che spesso parla nel “silenzio più dolce” del cuore. Nei Cappadoci come Gregorio di Nazianzo, si riscontra la pratica della quiete interiore, non resa vana e fuga dal mondo, ma come forza che radica nella comunione con Dio.
Il sacramento della Riconciliazione, libera dalle ferite del passato. L’Eucaristia nutre col Pane del Cielo, rinvigorisce lo spirito nella speranza. I Padri insistono sul fatto che la trasformazione interiore è un cammino paziente: non tutto cambia in un giorno, ma la costanza nella preghiera, nell’umiltà, nel servizio produce frutti duraturi.
Ecco allora sorgere in noi degli atteggiamenti morali come il perdono, la misericordia, l’ordine interiore. Il perdono non semplicemente dimenticare, ma lasciar agire la misericordia di Cristo nel cuore, come via di libertà e pace. L’ordine interiore ci permette di regolare i desideri, di non lasciarci dominare da ciò che è esterno. San’Agostino con la frase sulla tranquillità dell’ordine ci richiama a discernere ciò che conta, a mettere ogni cosa al suo posto — affetti, impegni, pensieri — in modo che il cuore non sia diviso. Io credo che ancora oggi sia possibile abitare questo mondo con uno stile più umano, capace di farci stare bene con noi stessi, con le persone che incontriamo e con Dio. Paolo nella lettera ai Galati scrive: “il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, autocontrollo; contro queste cose non c’è legge.” (Gal 5,22-23). Sempre Paolo scrive ai Filippesi invitandoli a togliere dal loro cuore ogni preoccupazione: “Non angustiatevi di nulla … la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil 4,6-7).
Per noi credenti la pace interiore non è quindi solo una conquista delle nostre capacità, ma un dono da cogliere dimorando nella Parola di Dio.
di don Lorenzo Stefan

